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...dei racconti...

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Tutto l’ambiente era in penombra e aveva un’aria lugubre, come l’interno di un mausoleo. Una mezza dozzina di candele accese sparse per la stanza illuminavano blandamente le pareti, e già questo fatto allarmò Eddie.
Come potevano quelle candele bruciare senza consumarsi? Suo zio era ormai via da una settimana e nessuno poteva essere venuto lì dentro a sostituire le candele e riaccenderle. Avrebbero dovuto essere già consumate e spente.
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(tratto dal racconto "Lo zio Hank" - Gli occhi di Bryan -)

 - Giovanni  Magistrelli

...L’urlo si spense improvvisamente nella stanza e nelle sue orecchie. Dave Matthews stava seduto sul suo letto, ansimando, con la bocca aperta. I capelli biondi, madidi di sudore, attaccati alla testa. Gli occhi marroni spalancati, terrorizzati.

Riusciva ancora a percepire le onde sonore causate dal suo urlo. Sì, perché era stato lui, Dave Matthews, di professione sceneggiatore, a gridare. E quel suono breve e forte l’aveva svegliato, strappandolo al sogno che stava avendo nella sua testa

(tratto dal racconto "Il sogno" - Gli occhi di Bryan -)

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Io sono uno. Io sono tutti.

Da quanto esisto? Non lo so. Ma, in effetti, l’ho mai saputo? Per quanto agisca senza che nessuno possa controllarmi, sono stato creato da qualcuno. Persone di cui non ho mai conosciuto veramente l’esistenza. Creato e gettato in pasto al mondo. Questo era il mio destino.

O forse era solo un’esca per gli stupidi, per gli incauti? Sì, dopo secoli passati tra la gente comune posso cominciare ad esserne certo. Se conoscessero il mio compito, la mia maledizione, il mio potere, avrebbero due possibilità: considerarmi un predatore, oppure ritenermi innocuo. La seconda soluzione potrebbe essere quella giusta, ma sarebbe il loro primo e ultimo errore, non avrebbero scampo...

(tratto dal racconto "Il predatore" - Gli occhi di Bryan-)

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Allora, per passare il tempo, ho iniziato a riordinare la vecchia biblioteca nell’ala ovest dell’abitazione. Non è grandissima, conterrà più o meno cinquecento volumi, ma io, personalmente, la amo moltissimo perché ho impiegato più di mezzo secolo per formarla, fin da quando ero bambino e amavo leggere le favole. In pratica attraverso quei libri è passata tutta la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia maturità, la mia mezza età, la mia vecchiaia. La mia vita.

Stavo pulendo le copertine consunte di alcune vecchie edizioni di classici greci, quando ho visto una copia impolverata di un libretto di mie poesie, peccati di gioventù, che riuscii a farmi pubblicare grazie ai soldi e all’influenza di mio padre. Allora avevo circa diciassette anni e vedevo ancora la vita in rosa. Però erano bei tempi...

(tratto dal racconto "La quinta sconfitta" -Gli occhi di Bryan-)

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Percorse i pochi metri di lunghezza del vicolo e sbucò sulla via principale. Osservò un secondo la fiumana di gente che occupava i marciapiedi in un senso e nell’altro, quindi avanzò per mescolarsi a quel serbatoio inesauribile di suoi potenziali clienti.

Ward camminava tranquillo, rilassato, senza l’isterica nevrosi delle persone che gli passavano accanto, sempre di fretta, sempre con la paura di essere in ritardo.


- Non se la vogliono prendere con calma, mai – rifletté Ward – Corrono, si affannano, e per che cosa, poi? La morte potrebbe coglierli ovunque, in qualsiasi momento, e anche loro diventerebbero incompiuti come le cose che stavano facendo. Mah, non impareranno mai...

 
(tratto dal racconto "Onoranze funebri" - Gli occhi di Bryan -)