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...qualche assaggio...

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Sollevo lo sguardo e vedo sempre lo stesso dannato soffitto grigio.


Grigio come le pareti che mi circondano. Come le sfumature metalliche delle sbarre che mi trattengono dentro questa cella. Ma non mi lamento. Mi danno un certo senso di sicurezza, come se fossi realmente a casa mia. Mi ricordo una canzone di non so più quale gruppo inglese che diceva “Alcatraz è come casa, dolce casa”.

 
Beh, questo carcere non è Alcatraz, ma il resto della frase si adatta perfettamente. Sono qui da quasi vent’anni. E ci creperò.

 
Ergastolano. Carcere a vita.

  
(tratto dal racconto "Gli occhi di Bryan" - Gli occhi di Bryan -)

 - Giovanni  Magistrelli

 Dawson schiacciò due tasti, poi si tolse gli auricolari per ascoltare insieme a noi. Prima udimmo un rumore confuso, forte, come di una gigantesca clessidra che venisse agitata creando getti di sabbia. Ma dopo quasi un minuto percepimmo finalmente le prime parole.

 

- S.o.s., ripeto, s.o.s. – usciva gracchiando la voce elettrificata dall’altoparlante – s.o.s…. colonia Utah… aiuto, presto… le ombre… le ombre… venite… no, no, le ombre…

 
Tutti noi presenti in sala comando rimanemmo a ascoltare il messaggio di richiesta di soccorso, mentre lentamente sfumava, per poi scomparire definitivamente, lasciando a rimbombare nei nostri cervelli quelle parole, ripetute in maniera quasi ipnotica: le ombre, le ombre, le ombre…

 
(tratto dal racconto "Ombre"- Gli occhi di Bryan -)

 - Giovanni  Magistrelli

 ...- Come ho appena detto, sono contento che facciate parte della mia vita. Non so se sono stato degno del vostro amore. Non lo so, spero di sì. Anche perché tra non molto non sarò più in grado di farlo nuovamente.


Un brusio di voci si sparse nella stanza.


- Sì -  continuò Greg – vi dovrò abbandonare per tornare da dove sono venuto. Esattamente per il mio prossimo compleanno. Ma c’è ancora tempo. Vi dirò addio in un’altra occasione. Ora è meglio che la festa continui...

(tratto dal racconto "Greg Lonsdale" - Gli occhi di Bryan -)

 - Giovanni  Magistrelli

 Eravamo gemelli, nel senso più completo della parola. Era impossibile distinguerci l’uno dagli altri. Ancora adesso, quasi trentenni, eravamo identici.

Persino le voci erano praticamente uguali per la maggior parte delle persone. Ricordo che la nostra somiglianza era per noi qualcosa di magico. Per quanti sforzi facessimo perché nascessero delle differenze tra di noi, il risultato era sempre lo stesso: restava la somiglianza più assoluta.

(tratto dal racconto "I tre gemelli"- Gli occhi di Bryan -)

 

 - Giovanni  Magistrelli

 ...Steve e Bob si guardarono un attimo, e vidi Bob fare uno strano sorriso, quasi un ghigno, tornando a fissarci. Facevano sempre coppia in servizio quei due. Steve, intorno ai 35, mi era abbastanza simpatico.
Ogni tanto mi invitava a casa sua a cenare con sua moglie e le due bambine. Ma Bob invece è sempre stato per me un po’ come fumo negli occhi.
Qualche volta ho sentito mormorare che suo padre, Arnie Fuchs, fece parte del Klu Klux Klan venti o trent’anni fa, e il modo in cui si è sempre comportato Bob mi ha fatto sospettare che fosse stato allevato secondo le idee paterne... 

(tratto dal racconto "La caccia" - Gli occhi di Bryan-)